La faccia mia sotto ai piedi tuoi a Piazza del Plebiscito

Stamattina, tra gattina e caffè, ho pensato che il freddo era sconvolgente, e messo un plaid sulle spalle, ho constatato che luce, clima e plaid mi ricordavano fin troppo i gelidi risvegli londinesi.

Leggendo i soliti status di carattere meteorologico, anche oggi è stata la Home di Feisbuk a fare la giornata: la notizia che ho pubblicato ieri, in un post che  potete leggere qui, è arrivata fin su Il Mattino.

In posta ho trovato email e commenti, domande, voglia di denunciare il tutto ed ottenere una condanna, che paghino, come hanno osato?

Ed io, che ancora volevo scrivere il post che state leggendo adesso, mi sono immediatamente messa alla tastiera, dopo aver consultato di nuovo il manuale di restauro studiato all’Università e stavolta ascoltando questo pezzo qui.

Commenti, domande, denunce e critiche mi guidano nella stesura di queste righe.

Grave, e perchè è grave?
Che doveva fare Mario Martone con la sua troupe?
Che doveva fare, il santo benefattore di Napoli?
Farsi carico di spese ed oneri che non gli spettano e riportare Napoli ed i suoi monumenti al suo antico splendore?

Io dico: no, assolutamente. Esiste però un’etica, se non addirittura una coscienza.
Passare una pittura su un marmo storico non è nè più nè meno che scriverci sopra con la bomboletta. E’ imbrattare indiscriminatamente il Patrimonio culturale, che si chiama così proprio perchè appartiene a tutti.

Ma la coscienza non dovrebbe fermarsi a questo. Potrebbe fare addirittura un altro step: pensare a qualcosa di non permanente e di non invasivo.

Anche i writer lo sanno, loro che “il muro cittadino è la mia tela”: non si pitta sulle pietre. Le pietre, soprattutto quelle napoletane, come il tufo o il piperno, e non per ultimo il marmo, sono porose, assorbono come una spugna, è difficile se non impossibile ripulirle del tutto.

La pittura della troupe ora deturpa in maniera permanente quella che è una delle più importanti opere napoletane, se non quella più conosciuta dai turisti/crocieristi che non arrivano più in là di Via Chiaia.

E allora, alla fine,  se proprio nessuno spiega come sia stato possibile, che doveva fare Martone?
Il restauro dei monumenti?

No, poteva lavorarci in post-produzione sugli obbrobri. O girare la telecamera altrove.

Poteva girarci intorno, invece di calpestare.

“Il giovane favoloso”, che racconta gli ultimi anni di Giacomo Leopardi, che di Napoli era innamorato, è stato girato anche in altre città italiane. A Roma. A Firenze. A Recanati. E lì, come si sono comportati tutti?

Certo, dimenticavo: Napoli non è Italia. A Napoli se pittiamo il bianco sopra lo sporco stiamo facendo solo una cosa buona.

E sulla carta da parati, che tieni da ridire? Mica è permanente?

No, è vero, non lo è.

Il famoso link che aveva scatenato la mia curiosità poneva l’accento sul commento che alla cosa aveva dato Francesco Emilio Borrelli, leader degli Ecorottamatori, il quale con amarezza s’indignava di una cura per i nostri beni culturali e monumentali  di carattere saltuario e opportunista, ovvero solo in occasione di eventi, riprese cinematografiche e televisive.

E’ molto peggio di così. Ai nostri beni culturali ci sputano sopra, e poi esce la notizia che hanno fatto qualcosa di buono. Che hanno riportato alla luce le venature del marmo.

Invece no. Sono disegni su carta da parato. Quel marmo là, il basamento all’opera del Canova, sta prigioniero sotto quelle false venature.

Non è stato difficile leggere in rete, già da una settimana, che la pellicola è prodotta da Rai Cinema, con i contributi, tra gli altri, della Regione Marche e del Ministero per i Beni Culturali. Addirittura una cifra: otto milioni di euro.

Ma quanto costano le buatte di pittura e i rotoli di carta da parati?

Avrà detto il ferramenta: “E a che vi serve?”

Ma prima di andare dal ferramenta, sicuramente l’assistente di produzione o chi per lui, sarà andato al Comune di Napoli, a chiedere l’autorizzazione per riprese cinematografiche in luogo pubblico e storico, come prescrive la prassi.
Il Comune, secondo la prassi, dopo aver richiesto ai produttori un’assicurazione a copertura di eventuali danni, concede l’autorizzazione interessandosi  di date e fasce orarie, dell’argomento della fiction, e dell’effettiva entità dell’impatto che le riprese avranno sul bene storico.

A noi, cittadini ed amanti della città, non è dato sapere tutto questo. Non sappiamo chi abbia autorizzato cosa, non sappiamo dove fosse il Comune mentre i fravecatori fravecavano, non sappiamo perchè nessuno di coloro che avrebbero dovuto fare l’interesse del nostro patrimonio e del nostro retaggio culturale se ne è interessato.

Il problema è proprio questo, neanche tanto le condanne e la giustizia – probabilmente è ottenibile perlomeno un risarcimento danni  – a me interessa la strafottenza.

Basta scrivere “pulitura marmo” su Google – senza neanche andare a scomodare Cesare Brandi, padre della disciplina del restauro – e vengono fuori molti metodi economici e casalinghi, consigliati da quelle signore che tengono le scale di marmo nel palazzo.

A me interessa l’ignoranza.

Lo sanno che, quando vide quelle colonne, Ferdinando dovette pensare che avrebbe trasformato quell’affronto in un lustro per il suo regno?  Che avrebbe fatto un pantheon di marmo, come quello famoso di Roma, che all’epoca manco era capitale?

Lo sanno che dopo il 1861 il Re d’Italia volle soggiornare proprio a Napoli, di fronte a quel Pantheon borbonico, per instaurare la sua presenza nel Regno più ricco e potente della penisola fino ad allora?

Non era bastata la chiusura di un’ala del colonnato, o il posizionamento di una rete di sicurezza di colore verde al sotto delle campate per arginare la caduta d’intonaci, non erano bastate le erbacce che crescono rigogliose, o i tanto discussi graffiti;

l’offesa all’ex voto di Ferdinando  si è perpetrata ancora, senza rispetto per quella spesa e quello sforzo che nell’immaginario di un Re che riconquista il proprio regno doveva corrispondere a costruire un’elegante corona di marmo per la sua capitale.

Oggi, Ferdinà’, ci abbiamo passato un poco di stucco sopra.
Ecco il tuo pantheon, ecco la tua capitale, i tuoi ministri.

FOTO

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17 thoughts on “La faccia mia sotto ai piedi tuoi a Piazza del Plebiscito

  1. Pingback: Sotto il tappeto a Piazza del Plebiscito | LeDueSirene

  2. Condivido la tua rabbia… anche io, guardando da lontano la piazza, avevo apprezzato la “parziale pulizia” e mai avrei immaginato che ci fosse sotto… il trucco… E’ assurdo perchè gesti come questi rischiano di creare più danni della scritta vandalica ricoperta…
    Ti ho citato ed ho utilizzato due tue foto in un collage che ho pubblicato sul mio blog:
    http://www.laboratorionapoletano.com/2013/11/ancora-degrado-piazza-del-plebiscito-il.html

    Grazie per questa importante foto-denuncia!
    Fabrizio

  3. Per quanto riguarda le autorizzazioni, se ne occupa la Soprintendenza per i Beni Architettonici, che ha sede nel Palazzo Reale (alcuni uffici – tra cui quello del Soprintendente – affacciano proprio su piazza del Plebiscito, tra l’altro). Quindi mentre i fravecatori fravecavano, chi ha firmato l’autorizzazione assisteva allo spettacolo dalla finestra.

    • Napoli ed i napoletani devono tornare ad avere una consapevolezza sana di quello che è il nostro retaggio e la nostra storia, e così rispettarli. Grazie a te per l’attenzione ed il commento! a presto!

  4. Beh, non so quale sia il costo di restauro di quelle superfici ed i relativi tempi necessari, però, a fronte di un budget così elevato, non sarebbe stata cosa cattiva se si fosse chiesto alla produzione, in cambio del permesso per girare le scene, di farsi carico del restauro. Ormai, non ricordo più l’ultima volta che ho visto le statue equestri pulite… davvero pulite.

    Riguardo la Soprintendenza e chi ha permesso questo maquillage, penso alle pompe di calore dei climatizzatori a vista sulle facciate dei palazzi storici, penso all’ “orto abusivo” a S.Martino, penso al divieto di rimuovere gli stramaledetti sanpietrini (no, in una città come Napoli è troppo oneroso provvedere alla costante manutenzione di quel fondo stradale) da strade come Via Posillipo, l’inusuale rapidità con cui si sono mossi per “chiudere” la piazza dopo il concetro di Springsteen, e mi chiedo sempre più spesso se facciano davvero gli interessi della collettività.

    • Secondo me, non sarebbe stato il caso di chiedere alla produzione di farsi carico del restauro, che tra l’altro avrebbe richiesto tempi lunghi, oltre alle spese.
      Credo che il restauro sia necessario quanto sia necessaria una manutenzione costante dei nostri monumenti. Dato che sono una persona pragmatica, qui non discuto tanto i soldi quanto l’atteggiamento nei confronti della cosa, di apparente strafottenza, spesso confermata da episodi come questo del film di Martone.

  5. Voi davvero credete che dopo l’ipotetico se non utopico restauro, i bimbominchia infantili incivili e maleducati non imbrattino nuovamente i monumenti??? Siete cechi. Pure il sindaco si sarà rassegnato davanti ad un popolo così incivile dove prevale solo il malcostume. Sono napoletana…. e prendo tutti i giorni la vesuviana.. non so quante volte ho visto imbiancate le mura alla fermata del centro direzionale… e dopo pochi giorni nuovamente imbrattati di cose schifose e vergognose. Questo è solo un piccolissimo esempio di inciviltà ed ignoranza. Gente sveglia!

    • Purtroppo io non credo che il tuo sia l’atteggiamento giusto. L’indolenza ci condannerà. La città è di chi la vive, e siamo napoletani TUTTI, quindi la città è di tutti. Svegliarsi per me significa avere COSCIENZA!
      Allora sì, svegliamoci tutti. 🙂

  6. Ecco ora ti rileggo e la tua rabbia mi piace. Il punto è che in genere questi interventi di scenografia, per definizione provvisori, dovrebbero sparire una volta finite le riprese di tutto il film ( nel caso in cui necessitassero dei rifacimenti di scene venute male).Generalmente sono a carico della produzione stessa. Non ci si può aspettare però che il reparto scenografia di un film restauri dei monumenti! Ad ognuno il suo mestiere! Esistono delle procedure che ti permettono di intervenire provvisoriamente sui monumenti come per esempio usare prodotti naturali, diluibili( e quindi removibili) con acqua, scotch carta dipinto o da dipingere, digifix utilizzato con l’acqua.in modo tale che si scolli come niente fosse. Dico queste cose per chiarire quello che in questi casi uno scenografo è tenuto a fare in accordo con l’amministrazione, per il resto, che si vogliano criticare le spese eccessive per girare un film o che il comune lasci monumenti importantissimi in pessimo stato non ho nulla da eccepire, anzi. E’ importante però definire chi è oggetto di accusa e perchè.

    • Ciao Maica,
      non mi aspettavo assolutamente che la produzione o la scenografia restaurasse i monumenti! Come dici giustamente tu, però, il minimo sarebbe lasciare inalterato lo stato dei luoghi che si utilizzano come set: tutto deve rimanere come prima. Pure le scritte. Non accuso lo scenografo che fa il suo lavoro, io discuto e mi indigno per un modo di fare ed un atteggiamento che dimostrano uno scarso rispetto verso dei monumenti, ed io credo sia perchè siano monumenti napoletani, magari già deturpati da scritte, e quindi ancor più deturpabili.
      Non ci sono accuse, ma molta rabbia.

  7. Pingback: Sotto il tappeto a Piazza Plebiscito

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