Mary and me – 4. Monte Pio

wwpio

 

Aveva debiti,

beveva e picchiava,

eppure era un genio.

Napoli era un nascondiglio,

l’ultima spiaggia,

eppure lo accolse e lo rese grande,

lo attese nei vicoli bui e nelle facce del popolo. wpio

 

 

I suoi occhi vedevano e riproducevano corpi emersi dalla luce

figure che l’hanno reso immortale

parlando ancora di lui a chi le guarda.

1781687_10152155884829336_432568228_n

I più non conoscono il suo nome

per i più Michelangelo, quello vero

era quello del marmo scalfito per rabbiawpio-2

e manco i napoletani sanno

che il volto barbuto sulla centomila lire

è quello del pittore della grande tela delle Sette Opere di Misericordia

e manco sanno i napoletani che la grande tela è sull’altarewpio-5

di quella chiesa che non sembra una chiesa

di fronte a San Gennaro sull’alta guglia.

wpio-6

Agnese è lì,

i piedi fermi e uniti sul pavimento di marmo intarsiato

gli occhi fissi sul dipinto del Caravaggio

e i primi capitoli della tesi in borsa,

e ancora non sa

gli anni passati a studiare per il concorso

la prima volta che siederà alla cattedra

ancora non sa

le facce insofferenti degli studenti

che diventeranno interesse solo quando parlerà del dipinto di Caravaggio

wpio-1ancora non sa

quella ricompensa per lo studio disperato e rapito

premiando il suo amore per quella chiesa che non sembra una chiesa

adesso sente solo il silenzio ed il freddo

in piedi di fronte alle Sette Opere di Misericordia

e l’unica cosa che ha chiara in mente è la strada che deve percorrere per tornare a casa

tra le strette salite di Montesanto

e sa solo che non ha mai avuto niente di meglio

della soddisfazione di scoprire

che Caravaggio è lì nella sua Napoli

che non ha il bisogno di inseguire l’arte tra le capitali d’Europa,

che Caravaggio è passato da lì

lasciandovi la sua opera più grandewpio-4

e tutte le speranze per una giovane napoletana

che non ha voglia di andare via

e che non se ne andrà.wpio-3

_____________________________________

Disegni di Mary Cinque

____________________________________

Leggi anche:

Intro
1. La via di casa
2. Carmela
3. Eduardo

____________________________________

Annunci

Mary and me – 3. Eduardo

Il signor Eduardo inforca le lenti

la fronte aggrottata, lo sguardo sereno,

le righe si susseguono fittea7

– graffiti irriconoscibili per i comuni mortali.

Ma gli occhi azzurri del signor Eduardo

decodificano l’indecifrabile nelle macchie blu di quello sguardo

e la scrittura antica

diventa come note scritte su un pentagramma

– lineare e cristallina.

Musica perfetta agli occhi di Eduardo

Da bambino manco sapeva leggere

Nemmeno aveva mai visto un libro

e adesso le lettere si mettevano in fila

e lui svelava i segreti dei faldoni impolverati e ordinati

piegato leggermente

portando il segno col dito

scandendo sillabe e parole,

spiegandole ai giovani.

Gli piaceva vedere i ragazzi

immersi nell’odore di carta tra gli scaffali altissimi nella sala fredda

dell’Archivio storico del Banco di Napoli.

Lui da ragazzo si era innamorato di quei volumi misteriosi

a6

dalla prima volta che aveva messo piede nell’ex-Monastero

i chiostri diroccati e l’archivio con gli arredi lignei

i tavoli di consultazione

il silenzio ammuffito e rassicurante

il rintocco ciclico di un campanile tra i vicoli

Aveva scoperto, invaso da quel silenzio

i dettagli più reconditi della sua Napoli

a2

L’amore era corrisposto tra lui e quei volumi

– lui interrogava senza parole e quelli rispondevano senza parlare.

Gli anni erano passati senza che lui se ne fosse accorto

a capo chino i suoi capelli si erano tinti di bianco

a

e mentre le parole si dipanavano sul filo delle righe strette

sfilavano in quel silenzio

nella sua testa

tutti i suoi ricordi

quando non sapeva leggere

e nel rifugio non c’era silenzio

a5

–  Non era uomo allora, Eduardo

portava ancora i calzoni corti

ma in fronte aveva due occhi affamati e affacciati sul mondo

La sirena gli faceva tremare i timpani e il petto

e mentre pensava a spingere sua madre con sua sorella

badava bene a dove metteva i piedi

e la notte, nella grotta di tufo

si radunava con gli altri compagni

La madre dormiva

la faccia contrita sul giaciglio

Dormiva il caporicovero

e loro risalivano la scala, quella che arrivava nel cortile

la città vuota, deserta

nel cielo della notte si aprivano come squarci i fasci di luce della contraerea

le strade buie, il motore degli aerei

e loro, impavidi

Scorrevano come un film davanti agli occhi del signor Eduardo

ordinate come le parole

a3

le sue passeggiate notturne da ragazzino

il batticuore nei vicoli

e poi quella volta

quella notte in cui entrarono nel Monastero

C’era umido e silenzio e scoppi di bombe

e nessuno, se non quei volumi

gli occhi di Eduardo affacciati sul mondo

capirono che quello era il panorama che volevano indagare

capire quei simboli strani

a4

– e là erano finiti i ricordi di Eduardo

tutti tra i faldoni, le sigle, le annotazioni di anonimi copiatori

lo studio si era fuso con la sua vita

e, finita la guerra, era iniziata la sua ricerca.

Ed oggi,

oggi lui è l’unico vero esperto dell’archivio

l’unico in grado di trovare le risposte

e a sapere quali sono le domande da porre a quei volumi

La gente in visita, le scolaresche

rimangono tutti rapiti dalla sua intimità con gli scaffali

dalle dita esperte, che portano il segno

ed ogni giorno lui è lì

anche adesso ed anche domani

e mai si estinguerà la sua presenza tra gli scaffali

poiché tra le parole in fila sono i suoi ricordi, la sua vita

ed ogni lettore dovrà leggere e leggerà senza saperlo

di Eduardo

poiché egli è l’Archivio.

 

_____________________________________

Disegni di Mary Cinque

____________________________________

Leggi anche:

Intro
1. La via di casa
2. Carmela

____________________________________

Don Pedro de Toledo e la nuova capitale del Viceregno

Negli anni del viceré Don Pedro de Toledo, il cui governo durò ben un ventennio (1532-53), prese avvio una grande opera di risistemazione urbanistica, ampliamento e bonifica di alcune zone.

La cinta urbana che volle far realizzare rimane la più ampia della storia napoletana, e corrispose ad un’imponente opera di rettifica del tracciato planimetrico delle principali vie, con la loro pavimentazione, e l’apertura di nuove strade, nonché la definizione di un preciso progetto difensivo per la città.

Le mura vicereali evidenziano l’intento di Don Pedro di creare un nucleo cittadino, al riparo dalle sommosse interne, e con sicure comunicazioni via terra e via mare. Queste mura comprendevano tutta la zona di Pizzofalcone e via Chiaia; sul versante nord, dopo aver seguito un tracciato ancor oggi riconoscibile in Via Montesanto, cessavano all’altezza del Convento della Trinità, oggi Ospedale dei Pellegrini.

Questa nuova cinta urbana era quindi incompleta, ma il tratto senza mura era dominato direttamente dalla nuova fortezza di Sant’Elmo, costruita sulla collina del Vomero secondo i migliori canoni dell’ingegneria militare del Cinquecento, che prevedevano la sua pianta poligonale stellata.

Quest’ampliamento rientrava nei piani del Viceré, poiché non ritenendo le strette strade dell’antico quartiere Pendino gestibili in caso di rivolta, decise di stabilire la sua residenza nell’area dell’attuale Palazzo Reale, in prossimità del mare, tra i due siti di Castel dell’Ovo e Castel Nuovo, sotto la protezione del nuovo forte di Sant’Elmo, in modo da rendere il confine sul mare difendibile e sicuro.

Per l’entroterra, Don Pedro voleva evitare di passare per Porta Capuana e Porta Nolana, il cui raggiungimento richiedeva il passaggio lungo gli stretti decumani del Pendino, così ordinò la creazione di una nuova ed importante strada, l’attuale Via Toledo, che andò a colmare il tracciato dell’antico fossato aragonese, snodandosi dal nuovo Palazzo Reale fino alla Porta Reale evitando al Viceré di percorrere il Pendino in caso di spostamenti dalle sue residenze verso l’area interna.

Per assicurare il transito lungo la nuova Via Toledo, tra questa strada ed i piedi della collina del Vomero Don Pedro de Toledo incentivò la costruzione di un quartiere residenziale, oggi ancora chiamato Quartieri Spagnoli, impiantato su una serie di isolati a pianta quadrata, che in un primo momento fu destinato all’alloggiamento delle truppe dell’esercito spagnolo e degli uffici amministrativi relativi, poi occupato anche dalla popolazione.

Questo ampliamento, con la decisione di spostare la residenza del viceré e della corte nel nuovo Palazzo Reale, destinando l’antico Castel Capuano alla funzione di tribunale, spostò l’interesse del patriziato verso la via Toledo, più prossima alla reggia: la nuova zona si abbellì dei palazzi nobiliari, mentre l’area più antica della città, il centro storico, assunse il suo carattere popolare, abitato dalla fascia della popolazione meno abbiente.

Mary and me – 2. Carmela

L’avevano chiamata Via dei Tribunali

ma prima ancora era la via per la casa dei Re

Le maestà angioine e aragonesi

vi sfilavano entrando ed uscendo dal castello verso Capua

carmela3

i basolati scalpitanti al ritmo di cavalli aristocratici

e i nobili signori affacciati dai balconi dei loro fulgidi palazzi

finchè poi il vicerè della fiorente Toledo

non ritenne di dover avere dimora in un ampio spiazzo all’apice di strade rettilinee,

troppo larghe per il popolo.carmela1

La casa dei Re divenne tribunale, e poi carcere

la temibile e temuta Vicaria Vecchia

e ai balconi dei nobili si affacciarono i panni stesi sui fondaci

CARMELA

La via de’ Tribunali che conduceva alla porta antica fuori la città dei Romani

divenne l’arteria profonda sopra il vuoto di tufo colmo d’acque purissime

e oggi, tra i motorini e il clacson delle macchine a controsenso

Carmela cammina con lo sguardo all’insù

arrampicandosi sugli stucchi verso le strisce d’azzurro

e mentre agli angoli dei vicoli i ragazzi la chiamano per averne anche solo lo sguardocarmela2 copy

i suoi pensieri attraversano i secoli ed i millenni

sprofondando tra i contrasti di una città che la trattiene senza forza,

e quando la sera riempie quaderni di appunti

vestendo d’inchiostro le pagine bianche, pensando al momento che prenderà quell’aereo

non può fare a meno di ricordarsi dello sguardo di una bambina piccola

a Via dei Tribunali

che già parlava napoletano

ma guardava ammirata due zingari che sapevano baciarsi con più amore

di mamma e papà.

carmela5 copy

Per saperne di più su Via dei Tribunali e Don Pedro de Toledo, puoi leggere la nota dell’autrice qui

_____________________________________

Disegni di Mary Cinque

____________________________________

Leggi anche:

Intro
1. La via di casa

____________________________________

Mary and me – 1. La via di casa

Quando niente nella giornata va come dovrebbe andare,
è l’aria del tramonto che mi consola in silenzio.
Per non sentire l’amarezza,
mi fermo al banco e compro le zeppole, i panzarotti, i crocchè.1tribunali2

Solo un’euroeottanta e il sacchetto di carta bianca pieno,
tutti guardano quella signorina con il vestitino leggero
che mangia la frittura con la faccia contenta di una bambina,
mentre il cielo sul decumano come sempre è una striscia di rosa e di azzurro,
fino ad aprirsi al cospetto del castello.1 tribunali

Mi piace lusingarmi pensando che la città sia lì per me a consolarmi:
la solita strada antica che porta a casa mia,
costellata di panni stesi, facce stanche e conosciute,
chi mi saluta, chi mi sorride e chi mi dà del voi 1tribunali4
– il nome di Caravaggio scritto come fosse una reclame,
la faccia di San Gennaro affacciato dalla guglia,
il semaforo pedonale sempre rosso,
la fontana di marmo nel cortile del palazzo ed il fascino celato del fondaco immerso nella città,
i balconi bassissimi dove stanno seduti cani e bambini,
dove guardano la strada uomini senza maglietta
finisce anche l’ultima zeppola quando appare il Vesuvio,
e poi il mio portone,

1tribunali5

il peso della giornata svanisce,
grazie alle carezze dell’invisibile mamma di tufo,
questa città che toglie e dà,
senza tregua e senza costanza,
ed io so che
finchè starò qui
avrò la certezza
di non aver sbagliato niente.

___________________
Disegni di Mary Cinque

___________________

Leggi anche la Intro

Mary and me – Intro

intro copy

L’anima di Napoli si schiude a chi è disposto a coglierla, e da allora ne resta incantato, quasi prigioniero.

Quell’anima si dipana per le strade antiche, accompagna lo sguardo ed i sensi, arriva nelle piazze incorniciate dai vicoli, si innalza nelle cupole delle chiese, senza perdersi nemmeno nel cielo azzurro, e continua a raccontarsi ad ogni passo ed in ogni pensiero.

Quando Napoli racconta, ci sono persone che prendono appunti.

Platone, nel V sec. a.C., affermava che le anime entrano in comunicazione mediante vibrazioni che si trasmettono dall’una all’altra, fino a fondersi indissolubilmente, e questo fenomeno comunemente è definito dagli uomini come amore.

Questo è quello che è accaduto per le due autrici che, incantate come da un sentimento d’amore platonico per l’anima di una città che sa scomporsi in frammenti anche estremamente contrastanti tra loro, hanno ascoltato il racconto di quell’anima, e l’hanno trasferito nelle forme a loro più congeniali, osservando gli stessi luoghi, percorrendo la stessa strada.

Nasce un racconto di parole e disegni:
l’incontro di due modi di sentire una stessa città e di due modi di metterla sullo stesso foglio che sanno raccontare quel che la città dice senza scrivere né disegnare.

Il processo creativo nasce dal profondo sentimento di fiducia che le autrici nutrono per i luoghi che si sono proposte di raccontare: partendo da un itinerario ideale, ricco dal punto di vista storico-artistico, interessante per l’architettura e la storia cittadina, hanno realizzato un lavoro che potesse suggerire suggestioni ed emozioni legate intimamente ai luoghi che le hanno ispirate.

Una strada, secoli di storia, ed una città che si racconta senza nascondersi.

La strada è Via dei Tribunali.

La storia è quella che comincia con le triremi greche che solcano il mare fino a Megaride.

La città è Napoli, che si racconta senza nascondersi.

Quel racconto è stato trascritto da Mary Cinque e Ilaria Iodice.

_____________________________

1. La via di casa

2. Carmela

3. Eduardo 

4. Monte Pio

5. La direttrice

6. Madonna Napoletana

7. Bellini