Don Pedro de Toledo e la nuova capitale del Viceregno

Negli anni del viceré Don Pedro de Toledo, il cui governo durò ben un ventennio (1532-53), prese avvio una grande opera di risistemazione urbanistica, ampliamento e bonifica di alcune zone.

La cinta urbana che volle far realizzare rimane la più ampia della storia napoletana, e corrispose ad un’imponente opera di rettifica del tracciato planimetrico delle principali vie, con la loro pavimentazione, e l’apertura di nuove strade, nonché la definizione di un preciso progetto difensivo per la città.

Le mura vicereali evidenziano l’intento di Don Pedro di creare un nucleo cittadino, al riparo dalle sommosse interne, e con sicure comunicazioni via terra e via mare. Queste mura comprendevano tutta la zona di Pizzofalcone e via Chiaia; sul versante nord, dopo aver seguito un tracciato ancor oggi riconoscibile in Via Montesanto, cessavano all’altezza del Convento della Trinità, oggi Ospedale dei Pellegrini.

Questa nuova cinta urbana era quindi incompleta, ma il tratto senza mura era dominato direttamente dalla nuova fortezza di Sant’Elmo, costruita sulla collina del Vomero secondo i migliori canoni dell’ingegneria militare del Cinquecento, che prevedevano la sua pianta poligonale stellata.

Quest’ampliamento rientrava nei piani del Viceré, poiché non ritenendo le strette strade dell’antico quartiere Pendino gestibili in caso di rivolta, decise di stabilire la sua residenza nell’area dell’attuale Palazzo Reale, in prossimità del mare, tra i due siti di Castel dell’Ovo e Castel Nuovo, sotto la protezione del nuovo forte di Sant’Elmo, in modo da rendere il confine sul mare difendibile e sicuro.

Per l’entroterra, Don Pedro voleva evitare di passare per Porta Capuana e Porta Nolana, il cui raggiungimento richiedeva il passaggio lungo gli stretti decumani del Pendino, così ordinò la creazione di una nuova ed importante strada, l’attuale Via Toledo, che andò a colmare il tracciato dell’antico fossato aragonese, snodandosi dal nuovo Palazzo Reale fino alla Porta Reale evitando al Viceré di percorrere il Pendino in caso di spostamenti dalle sue residenze verso l’area interna.

Per assicurare il transito lungo la nuova Via Toledo, tra questa strada ed i piedi della collina del Vomero Don Pedro de Toledo incentivò la costruzione di un quartiere residenziale, oggi ancora chiamato Quartieri Spagnoli, impiantato su una serie di isolati a pianta quadrata, che in un primo momento fu destinato all’alloggiamento delle truppe dell’esercito spagnolo e degli uffici amministrativi relativi, poi occupato anche dalla popolazione.

Questo ampliamento, con la decisione di spostare la residenza del viceré e della corte nel nuovo Palazzo Reale, destinando l’antico Castel Capuano alla funzione di tribunale, spostò l’interesse del patriziato verso la via Toledo, più prossima alla reggia: la nuova zona si abbellì dei palazzi nobiliari, mentre l’area più antica della città, il centro storico, assunse il suo carattere popolare, abitato dalla fascia della popolazione meno abbiente.

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