Mary and me – 8. Casa cavallo

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Era stato un imponente monumento

tanto drammatico da incutere timore

a conquistatori e sovrani

e tanto inquietante da alimentare leggende

che prevedevano guarigioni fantastiche

tra nitriti e ovazioni di sgomento.

Il popolo si riuniva nella piazzetta

dove oggi San Gennaro si affaccia dalla guglia

e tra un’opera pia ed una preghiera

ammirava le criniere e gli zoccoli di bronzo

fin quando non giunse in città

il volere e la mano visibile di Dio

a porre fine a tanta superstizione e paganesimo.

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Gli zoccoli, il ventre e forse anche la coda

divennero le sonanti campane della Cattedrale

espiando la colpa ad ogni rintocco per ogni messa solenne

ed il Duca, sempre attento alle cose cittadine

seppe reclamare la testa

del fulgido cavallo di bronzo

ad ornamento per l’augusto cortile del suo splendido palazzo.

Da allora la testa porta il nome del Duca

che volle adornare le stanze

e i corridoi

e la facciata

con ognuna di quelle meraviglie dell’epoca antica che riusciva a conquistare

come aveva conquistato bottini

e feudi

e donne

e saggezza

al fianco del suo re catalano.

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Uno scrigno medievale

affacciato sulla strada antica

rivestito della classicità del Rinascimento

ancora oggi dischiude il suo portone

e concede ai passanti uno sguardo frettoloso

alla testa.

Ogni volta tornare a casa

È fare i conti con il Duca

e mentre il tè bolle sul fornello nella cucina

sfogliando con attenzione le pagine di una rivista

ma guardando solo le immagini

gli occhi di Mary vedono il velluto

del mantello del Duca

scende da cavallo e sale le scale

rientra nei suoi appartamenti

e accende il lume sui suoi studi.

casa cavallo 3

Dietro gli occhiali

riflessi nello specchio

nel pennello col quale insegue i colori della sua giornata

gli occhi scuri di Mary sorridono

al pensiero del duca

del suo disappunto verso l’arte contemporanea

Il suo sconforto per i suoi beni andati perduti

e ogni mattina

uscendo a piccoli passi

sorride alla testa del cavallo e sorride anche al Duca

bagnato nella pioggia

splendente dentro il sole del pomeriggio

in quella smorfia animale

ogni volta vede il Duca

e vede casa sua

alla fine e all’inizio del giorno

e perché lei è un’artista

ogni volta sorridendo

uno solo è il pensiero nella sua testa

uno solo fatto di due parole

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–  casa cavallo

però sorridendo, col punto esclamativo.

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Disegni di Mary Cinque

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Leggi anche:

Intro
1. La via di casa
2. Carmela
3. Eduardo
4. Monte Pio
5. La direttrice
6. Madonna napoletana
7. Bellini

Mary and me – 7. Bellini

Inizia il giorno nella stanza con le tende chiuse
il pc acceso dalla notte
lo schermo fermo sulla fine della puntata in streaming
la ceneriera ancora stracolma
e le matite, gli evidenziatori
i libri fotocopiati tutt’intorno.
La sveglia suona
e risuona ancora
tra le foto appese al muro
la stampa di Van Gogh e Monet
e il Vesuvius di Warhol
– quando è troppo tardi
e non deve andare a lavoro
sa già che la giornata si perderà tra aule occupate e scalini al sole.

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Già varcando Port’Alba, rivolgendo l’ennesimo sguardo alla statua di San Gaetano
all’apice del portale poligonale
il tempo inizia a sfuggirle dai pensieri
correndo sulle copertine dei libri sulle bancarelle.
Là finiva Neapolis
e la capitale del Viceregno
e oggi ci finiscono e ci iniziano i giorni
di lei dei suoi amici
di quelli che a Napoli escono tutte le sere.

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Il pomeriggio si consuma nel caffè schiumato
preso al tavolino di un bar al centro
e nella musica che come un soffuso sottofondo
emerge dalle pareti del Conservatorio
– si svolge così la poesia del centro storico dell’antica città
che sa accogliere tutti in quelle strade come vene
persone come il sangue che scorre
– pulsa calpestando i basoli dei decumani
seduto sulle panchine delle piazze
sangue che pulsa
che dà vita alla millenaria Napoli.iodice_cinque_napoli_collonese

Eleonora sa di essere solo una goccia
e da quel flusso in continuo movimento
sa emergere
e sa sprofondarci dentro
ma spesso tra quei vicoli dove s’incanta a scoprire scorci mai visti
a respirare le storie del passato che legge sui libri
non sa qual è la direzione giusta
dopo aver sbandato pesantemente
dopo aver inseguito i passi di qualcun’altro

iodice_cinque_napoli_simeoli
allora come se la banalità fosse la risposta
lascia che riempiano i suoi vuoti
i saluti rivolti con la mano
o le chiacchiere inutili spese per una buona mezz’ora
il tempo impiegato a vedere il profilo facebook di quello dell’altra sera
e di quella che fa la stronza e mette le foto col culo di fuori anche d’inverno
– mentre sfilano cani con i padroni
senza guinzaglio
e frisbee e ragazzi con la chitarra
professionisti che hanno finito di lavorare
il profilo del campanile della Pietrasanta
esplode d’arancio e comincia la sera.

iodice_cinque_napoli_pietrasanta

iodice_cinque_napoli_perditempo
Avevano messo in fila i mattoni del tempio pagano
reimpiegato i marmi splendenti e le epigrafi dei notabili della città
e adesso l’antica costruzione dà il suo assenso silenziosa
– dove si dice danzassero vestali e poi streghe
oggi c’è la volante della municipale
un bar che fa vedere la partita del Napoli cinque euro
e gente che passa che chiacchiera
che ride
che urla
che va a fare l’aperitivo.
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Cambia faccia ogni strada del centro
si riempie uno spazio all’angolo delle antiche mura
che diventa brulicante e affollato di persone
sguardi birre parole gesti
tre pacchetti un euro
gente che si conosce e non si saluta
gente che si saluta e non si sopporta
la bacheca virtuale si trasferisce in piazza
e solo così Eleonora si accorge di non saper cliccare e condividere
cercando un solo sguardo tra molti
ricordando la perfetta simmetria delle spalle di lui
e quando la mattina li sorprendeva da soli lontani da tutto
in un’estate appena finita.
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Le birre diventano cocktails
e poi cicchetti
come se ogni sera ed ogni notte
esplicasse la sintesi di ogni mattina e di ogni giorno
la triennale, la specialistica e poi il dottorato
chi ha un’età e non vuole impegnarsi
il lavoro che non c’entra un cazzo con gli studi
le foto condivise che non avrebbe mai voluto vedere
– tutto quello che una giovane donna può fare
naufraga nelle serate al centro nella speranza di rivederlo
– ogni cosa annega in quelle facce
puntuali come l’alba.
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La notte riusciva a sentire la voce della malinconia
nascosta tra le parole di discorsi alcolici
dove le chiacchiere fanno più rumore di tutto
dove il fumo non odora di tabacco
e i pensieri che si accumulano come le bottiglie di vetro
la notte che è notte e non sa più a che ora è cominciata
la sregolatezza che diventa l’unica costante
espressa in ogni mattinata scandita dal mal di testa.

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Il turbinio notturno si risolve in un cielo azzurro
– Eleonora, ripercorrendo i passi fatti nella notte
di giorno l’armonia che cercava
la ritrova nella perfezione delle nervature a sesto acuto
inseguendole con lo sguardo lungo la parete
finchè non s’incrociano nel punto più alto della campata gotica
e lì al culmine dell’architettura medievale
nell’eco del silenzio della navata

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sente crescere in sè pietra dopo pietra
quella solida e temporanea tranquillità
che varcato il portale per andare ai corsi
torna ad essere una nuova sfida
da affrontare col sole e con le stelle
cercando di dimenticare gli occhi suoi
persa notte e giorno
tra le strade del centro storico.

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Disegni di Mary Cinque

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